Cultura e società, 2026

Addio a Carlo Petrini: l’uomo che ha cambiato il nostro modo di vivere la terra

Carlo Petrini

La morte di Carlo Petrini non è soltanto la scomparsa di un uomo. È la sensazione improvvisa che una certa idea del mondo abbia perso una delle sue voci più libere, ironiche e visionarie. Una di quelle persone rare capaci di tenere insieme il piacere e la politica, la terra e la cultura, il vino e la filosofia, il cibo e la giustizia sociale.

Da Slow Food alla rivoluzione della lentezza

Carlo Petrini non ha semplicemente fondato Slow Food. Ha cambiato radicalmente il modo di guardare il cibo, i territori e le comunità. Ci ha insegnato che mangiare è un atto agricolo, culturale e persino spirituale.

Grazie alla sua visione, è stata restituita dignità a:

  • Contadini e piccoli produttori locali
  • Saperi antichi e tradizioni gastronomiche
  • Biodiversità e tutela dell’ambiente

Petrini ha restituito valore alla lentezza in un’epoca che ci voleva tutti consumatori veloci, seriali e distratti. E forse la sua forza più grande era proprio questa: riuscire a parlare di temi profondissimi senza mai perdere il sorriso, la convivialità e il gusto della battuta.

Quella sera al Premio Tenco con le bandiere di Legambiente

Io ebbi la fortuna di conoscerlo a Sanremo, negli anni in cui con Enzo Gragnaniello e tanti artisti napoletani portammo Song’ ’e Napule al Premio Tenco. Il brano raccontava l’orgoglio dell’appartenenza, il sentimento profondo di una città complessa e meravigliosa. Quel progetto accompagnava anche un percorso di educazione ambientale di Legambiente Neapolis 2000, di cui ero presidente.

Ricordo ancora quella sera sul palco dell’Ariston. Mentre il brano veniva eseguito, feci sventolare le bandiere di Legambiente. Un gesto istintivo, passionale, forse anche un po’ folle.

A cena, Petrini mi si avvicinò con quel suo sguardo ironico e curioso. Ridendo, mi disse:

“Ma come caxxo hai fatto a far sventolare quelle bandiere di Legambiente sul palco dell’Ariston?”

E continuammo a ridere e a parlare di Napoli, cibo e ambiente tutta la serata.

L’eredità di un idealista concreto: Terra Madre e le sfide di oggi

Ecco, Carlo Petrini era questo. Un uomo capace di riconoscere immediatamente l’energia autentica delle persone. Un sognatore che amava gli idealisti perché lui stesso era un idealista concreto. Uno che sapeva che le rivoluzioni vere nascono spesso attorno a una tavola, dentro una comunità, in una conversazione sincera.

“Chi semina utopia, raccoglie realtà”, diceva sempre.

Oggi, guardando tutto quello che ha lasciato, si comprende quanto quella frase fosse vera:

  • Terra Madre, la rete globale delle comunità del cibo
  • L’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo
  • Le Comunità Laudato si’
  • Migliaia di giovani formati alla cura della terra e delle relazioni umane

In un mondo che confonde spesso il successo con il profitto, Petrini ci lascia un’eredità diversa: la capacità di sentirsi comunità, di custodire la terra senza sfruttarla, di difendere la bellezza quotidiana dei piccoli gesti.

Il testimone a Napoli: continuare a seminare utopie

Per noi di Slow Food Napoli, il suo insegnamento ha avuto e continua ad avere un valore eccezionale. Perché Napoli, quando riesce a essere se stessa fino in fondo, è esattamente il contrario dell’omologazione: è biodiversità umana, cultura popolare, convivialità, relazione, memoria e futuro insieme.

Oggi, in qualità di portavoce della comunità di Slow Food Napoli extra moenia e di vicepresidente della condotta di Napoli, sento più che mai la responsabilità e l’onore di portare avanti il suo messaggio sul nostro territorio.

Carlo Petrini ci lascia nel momento storico in cui avremmo avuto ancora più bisogno della sua voce. Ma il modo migliore per salutarlo non è la nostalgia. Noi, a Napoli e non solo, continueremo con le sue utopie.

Perché alcune persone, anche quando se ne vanno, continuano a far crescere il mondo.

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