La cerimonia di intitolazione delle Scale del Niccolini a Napoli è un atto di giustizia toponomastica. Ma quindici anni di attivismo civico ci insegnano che un nome nuovo su una scala abbandonata non basta.
C’è una soddisfazione vera nel vedere quei gradini ricevere finalmente il nome che meritano. La cerimonia di intitolazione della Scala Antonio Niccolini — promossa dall’Associazione Amici del Real Bosco di Capodimonte e presieduta dalla Vicesindaco Laura Lieto — è un atto di giustizia toponomastica lungamente atteso. Niccolini, l’architetto toscano che ridisegnò il Real Teatro di San Carlo e lasciò il segno indelebile sulla Reggia vicina, aveva il diritto di abitare anche il nome di quei gradini che scendono verso Via Capodimonte. Bene. Benissimo.
Ma chi conosce quella scala da vicino — e intendo da molto vicino — non può fermarsi all’applauso protocollare.
Settembre 2011, quando nacque tutto
Quindici anni fa, nel settembre del 2011, proprio su quei gradini nacque il Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli. Non fu una coincidenza romantica: stavamo pulendo. Era Puliamo il Mondo di Legambiente (allora ero Presidente di Legambiente/Neapolis 2000), la più grande iniziativa civica di pulizia in Italia, e noi eravamo lì, spazzole e guanti, come già avevamo fatto altre volte prima e come avremmo continuato a fare dopo. Da quella mattina di lavoro collettivo prese forma qualcosa di più grande: un coordinamento, una rete, una visione. Le scale di Napoli come patrimonio civico da restituire alla città.
Da allora, quelle scale — che abbiamo sempre chiamato del Niccolini, ben prima che la toponomastica ufficiale ci desse ragione — sono state teatro di tutto. Pulizie, certo. Ma anche visite narrative, performance, mostre nelle grotte: strumenti pazienti di rigenerazione urbana, tentativi di riaccendere uno spazio che la città sembrava aver dimenticato.
Il degrado che resiste alla kermesse
La Vicesindaco Laura Lieto, alla cerimonia, ha dichiarato che questi gradini diventano da oggi “un punto di identità e orgoglio per il quartiere e per l’intera città.” Parole giuste, parole necessarie. Ma chi è andato lì per capire se era cambiato qualcosa oltre il nome — con una macchina fotografica e quarant’anni di memoria civica su quelle pietre — ha visto altro.
La fontana nei giardini non getta acqua ed è colma di alghe stagnanti. Le grotte finte gotiche, un tempo palcoscenico di mostre e performance organizzate dalle Associazioni de La Collina Gentile, ospitano tendoni blu e masserizie di chi non ha altro tetto. La scala laterale destra è inghiottita dalla vegetazione incolta. I basoli di piperno affiorano appena tra le erbacce. L’arco in tufo incornicia una salita che nessuno percorre più. L’illuminazione scarseggia.
Un nome nuovo su una scala abbandonata è un gesto importante, ma rischia di diventare una medaglia appuntata su una giacca strappata. “Identità e orgoglio” non si decretano con una targa: si costruiscono con la manutenzione ordinaria, il presidio quotidiano, la cura continua. Antonio Niccolini progettava per la storia. Noi, oggi, quella scala, e non solo quella scala, dobbiamo almeno provare a tenerla pulita.
Le immagini che accompagnano questo articolo sono state scattate dal sottoscritto e documentano lo stato reale dei luoghi. Torneremo su questi gradini per aggiornare il racconto.
Il plauso che resta, e la sfida che avanza
Il riconoscimento all’Associazione Amici del Real Bosco di Capodimonte è dunque doppio: per aver ottenuto ciò che in molti auspicavano da tempo, e per averci ricordato che quella scala esiste, che ha un nome, che ha una storia. Adesso bisogna che abbia anche un futuro

La fontana nei giardini senz’acqua, l’acqua stagnante color alga. Sullo sfondo, le grotte finte gotiche occupate da tendoni blu. Un tempo le abbiamo usate per mostre e performance. Oggi sono un accampamento di fortuna.

Rifiuti sparsi

La scala laterale destra: non una scarpata, non un giardino selvatico. Una scala che non esiste più, divorata dalla vegetazione incolta. Inaccessibile. Dimenticata.

L’abbeveratoio è stato recentemente pulito, tuttavia mancano ancora le cannule per l’erogazione dell’acqua. Auspichiamo che il loro ripristino avvenga al più presto per rendere la struttura nuovamente funzionale