2026, Voci dai territori

Guida al Paradisiello: una passeggiata sulla collina nascosta di Napoli

“Napoli è un paradiso abitato da diavoli”, diceva qualcuno, forse Goethe, forse Benedetto Croce: non sappiamo con certezza chi lo abbia detto per primo, ma di sicuro chi lo pronunciò aveva conosciuto e amato davvero questa città.

Vi porto a scoprire un pezzo di Napoli che quasi nessuno conosce, a due passi dal traffico di Via Foria. Preparatevi a centocinquanta gradini, un’ora e mezza di cammino con calma, e uno dei paesaggi più sorprendenti della città.

La partenza: Via Foria e Vico del Paradisiello

Si parte da Via Foria, la strada più borbonica di Napoli, all’altezza del Real Orto Botanico. Alla vostra sinistra riconoscerete la salita incorniciata dalla chiesa barocca di Santa Maria degli Angeli alle Croci, fondata nel 1581, e dalla torre merlata del Palasciano. Questa via si chiama Michele Tenore, e un tempo era percorsa ogni vespro dai frati francescani osservanti in cammino verso la preghiera: la fatica della pendenza era per loro una forma di espiazione, segnata dalle croci delle tappe della Via Crucis che un tempo costeggiavano la strada. A circa cinquanta metri dalla chiesa, sulla destra, cercate un varco strettissimo che passa quasi inosservato: è Vico del Paradisiello, così angusto che nemmeno uno scooter potrebbe entrarci. Dall’inferno del traffico di Via Foria, passando per il purgatorio della salita, si arriva così al paradiso di questo vicoletto: se la porta del Paradiso è stretta quanto la cruna di un ago, non è certamente da meno questo vico. È qui che comincia davvero la nostra esplorazione, ai piedi di centocinquanta gradini bassi e consumati dal tempo.

Prima tappa: la fontana antica e la nuova fontana

Salendo i primi gradini, non stupitevi se incontrerete qualche gatto un poco diffidente ad accogliervi. Poco più avanti, in un angolo del percorso, fermatevi davanti all’antica fontana dal rubinetto a contrappeso, in ghisa, dalla romantica forma di un bocciolo con una conchiglia sottostante da cui sgorgava acqua, oggi non più in produzione. Questa antica fontana oggi è silenziosa ma è rimasta lì, ancora al suo posto.  È un frammento della grande storia idrica di Napoli: dalla sorgente del Serino nacque l’acquedotto Acqua Augusta che doveva rifornire acqua al porto civile di Puteoli e quello militare di Miseno, per poi essere convogliata nella grandiosa cisterna della “Piscina Mirabilis”. Il percorso di questo acquedotto giungeva nei pressi di Napoli ai piedi della collina di Capodimonte. Entrando nella nostra città, nella sua parte finale, prima dei Ponti Rossi dove sono ancora visibili i suoi archi, l’acquedotto intersecava due tragitti che da Neapolis portavano verso Atella, passando per due centri corrispondenti all’attuale Capodichino e Rione Doganella. Dopo i Ponti Rossi, il tracciato dell’acquedotto si avvicinava a Neapolis, passando dapprima sotto un angolo dell’attuale Orto Botanico, per poi emergere con un breve ponte-canale all’altezza della via dei Vergini, dove da non molto, è stata scoperta una grande cisterna. Questa fontana storica, che è stata fatta conservare gelosamente dalla Terza Municipalità e dai residenti della zona, per non perdere la memoria del luogo e oggi, “accoglie” ed “abbraccia” una nuova fontana pubblica, installata per restituire un gesto semplice a chi percorre la salita: bere acqua corrente lungo il cammino. Fermatevi un momento a osservarle entrambe: sono due tempi della stessa città che si tengono per mano invece di sostituirsi. Proprio affianco alle fontane, dietro un cancello che lo tiene quasi nascosto alla vista, si trova l’antico forno un tempo usato dai frati francescani della vicina chiesa di Santa Maria degli Angeli: qui si impastava e cuoceva il pane della comunità, cuore silenzioso della piccola economia conventuale legata al vespro e alla salita quotidiana.

Seconda tappa: Villa Torre e i giardini nobiliari

Riprendete la salita e, sulla sinistra, cercate l’ingresso di Villa Torre, una dimora nobiliare settecentesca riconoscibile dallo stemma araldico affrescato sotto la volta, con una torre che le dà il nome. Nel Settecento i nobili napoletani sceglievano queste colline, insieme a Sanità, Materdei, San Potito e Caponapoli, per sfuggire al frastuono e all’afa del centro: qui costruirono ville circondate da limoneti e giardini lussureggianti. Oggi Villa Torre è un piccolo condominio silenzioso, ma dal suo atrio si intravede ancora un giardino che conserva quell’antico decoro.

Terza tappa: la cappella

Continuando a salire arriverete a un bivio, segnato da una piccola cappella dell’Arciconfraternita, dove ancora oggi gli abitanti del quartiere portano un fiore alla Madonna. Prendete la stradina agreste sulla sinistra: da qui si vede la parte retrostante della cupola e del campanile di Santa Maria degli Angeli, oltre il muro di un limoneto su cui uno street artist ha dipinto un colorato omino dormiente. Osservate bene questo tratto agreste, dove la stradina sembra allontanarsi del tutto dalla città: è il preludio della campagna vera e propria che troverete più avanti. I gradini in pietra irregolare conducono ad abitazioni private che di urbano non hanno più nulla, con l’aspetto di vere case di campagna. Qui l’unico suono è il fruscio degli alberi accompagnato dal cinguettio degli uccelli, scandito di tanto in tanto dal rintocco delle campane della chiesa: fermatevi ad ascoltare, prima di riprendere il cammino. Se decidete di ridiscendere da questo punto, troverete altre ville, villini e giardini nascosti a costeggiare la stradina, altrettanto silenziosi.

Quarta tappa: Villa Flora

Proseguite la salita: qui, alle spalle di Villa Flora, riconoscerete ancora i segni dei terrazzamenti fino a qualche decennio fa coltivati a vigna, piccoli poderi verticali che sfruttavano ogni fascia di terreno utile, come accadeva su molte colline napoletane. Villa Flora è una delle dimore storiche del Paradisiello, e con la sua vegetazione segna il punto in cui la collina torna a farsi campagna, tra profumi e verde.

Quinta tappa: la villa dal pavimento a scacchiera e la vetta

Proseguite fino in cima, dove la strada sembra esaurirsi: pare non ci sia più nulla, ma ecco sbucare un’altra antica villa con un tratto di pavimentazione a scacchiera in marmo e piperno che testimonia un’antica corte con patio e giardino. Tornando indietro, prima di ridiscendere, sulla sinistra noterete un vecchio arco con evidenti segni dell’usura del tempo. Oltre l’arco la natura, con le sue sterpaglie ribelli, interrompe la passeggiata: è il punto più alto raggiungibile a piedi del Paradisiello Proprio da questo varco, un tempo, si imboccava un piccolo sentiero che andava verso il Moiariello: oggi è tompagnato, e non sappiamo dire con certezza se legalmente oppure no, ma resta un segno silenzioso di come queste colline fossero un tempo tutte collegate tra loro, ben prima che muri e cancelli separassero i rioni. Da qui il panorama si apre su tutta Napoli, ricompensa di ogni gradino salito, e testimonianza preziosa dell’amenità che portò alla costruzione di ville e palazzi nobiliari su una delle più belle colline partenopee.

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