La lotta alla violenza sulle donne segna un punto di svolta politico e culturale che parte dal Sud. L’approvazione, da parte del Consiglio regionale della Campania, della mozione sul principio del consenso riapre con forza il dibattito nazionale sulla necessità di riformare il Codice Penale. La mozione è stata promossa dall’Assessora alle Pari opportunità Claudia Pecoraro. Lella Palladino, sociologa, attivista, fondatrice della Cooperativa sociale EVA e vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, ha commentato la decisione definendola un “segnale politico importante”. Un messaggio chiaro rivolto al Governo e alle istituzioni locali, il corpo delle donne non è mai a disposizione dell’uomo. Il cuore del dibattito ruota attorno all’adeguamento della legislazione italiana agli standard internazionali. L’Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul ben 13 anni fa. Nonostante ciò, l’ordinamento nazionale non ha ancora recepito pienamente il principio cardine secondo cui il sesso senza consenso esplicito, libero e reversibile costituisce reato di stupro. Attualmente, l’articolo 609-bis del Codice Penale italiano subordina il reato di violenza sessuale alla presenza della violenza fisica o minaccia. La richiesta delle reti antiviolenza è netta: modificare la legge per spostare il focus giudiziario dalla “resistenza della vittima” alla “presenza del consenso”. In questo modo, l’assenza di un “sì” esplicito diventa l’unico criterio necessario per definire la violenza. Lella Palladino lancia un monito preciso contro l’attuale proposta legislativa (nota come proposta Bongiorno), accusata di non proteggere a sufficienza le donne. “ Senza una definizione chiara basata sul consenso, i processi per stupro rischiano di trasformarsi in un secondo trauma per la vittima – ha spiegato Palladino – Nei tribunali si assiste ancora troppo spesso alla cosiddetta vittimizzazione secondaria, dove la donna subisce interrogatori invasivi sulla propria vita privata, giudizi sul proprio abbigliamento o sul comportamento tenuto prima dell’aggressione, sospetti legati alla mancanza di segni visibili di lotta fisica. Mettere il consenso al centro della norma significa azzerare questi pregiudizi e ribadire che la passività o lo shock (freezing) non equivalgono mai a un assenso”. L’analisi della sociologa tocca una delle forme di violenza più diffuse e meno denunciate ossia lo stupro all’interno del matrimonio o delle relazioni di convivenza. “Troppo spesso i rapporti sessuali imposti con la forza o la manipolazione psicologica all’interno delle mura domestiche vengono derubricati a “doveri coniugali” o tensioni di coppia – ha aggiunto Palladino – Introdurre il principio del consenso permette alle donne di riconoscere la violenza subita, di nominarla correttamente e di trovare il coraggio di denunciare, sapendo di avere una rete legale solida a supportarle”.
Violenza di genere, la svolta parte dalla Campania: “Senza consenso è sempre stupro”
05
Lug