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«Abitare il Bene»: a Casa Don Diana torna il Festival dell’Impegno Civile, via alla XIX edizione

CASAL DI PRINCIPE – Ritrovarsi nei luoghi sottratti alle mafie per costruire comunità libere, sane e solidali. È questo il cuore della 19esima edizione del Festival dell’Impegno Civile, la prima kermesse in Italia interamente realizzata sui beni confiscati alla criminalità organizzata e restituiti alla collettività. Quest’anno la manifestazione è guidata da un filo conduttore profondo dal titolo “Abitare il bene”. Il tema scelto dai promotori rispecchia l’azione quotidiana di associazioni e cooperative sociali che, con cura e determinazione, danno nuova vita a queste strutture.

In un’epoca segnata dalla fretta e dalla spersonalizzazione, il Festival lancia un invito chiaro ossia di fermarsi, donare tempo e aprirsi al dialogo e al confronto reciproco. L’attesa per il momento clou della manifestazione è stata anticipata da una giornata interamente dedicata alle nuove generazioni. Venerdì 3 luglio, Casa don Diana (in via Urano 18, a Casal di Principe) è diventata il punto di incontro per studenti, volontari dei Campi “EstateLiberi” e giovani professionisti del territorio casertano. L’obiettivo è vivere insieme il bisogno di riappropriarsi e “riabitare” gli spazi confiscati. La sede della Casa Don Diana di via Urano s’ è trasformata in un laboratorio a cielo aperto di idee, socialità e riscatto, animata da laboratori, momenti di confronto e tanta musica. L’iniziativa è promossa dal Comitato don Peppe Diana e Libera Caserta, insieme a una fitta rete di associazioni locali (tra cui The AverserZ, Wake up Uagliù, Nuova Alba, Patatrac, TozzaBancone, Casaluce in Movimento e molte altre).

Il momento più solenne del festival si è tenuto sabato 4 luglio alle ore 18.00 con il celebre «Don Diana Day», durante il quale verrà consegnato il Premio Nazionale don Diana – Per amore del mio popolo. I tre premiati principali di questa edizione sono: Maria Francesca Mariano, GIP del Tribunale di Lecce, finita sotto scorta a causa di gravi minacce e intimidazioni subite per le sue indagini antimafia; Don Peppino Esposito, parroco della chiesa “San Pietro apostolo” di Caivano, da sempre punto di riferimento per il territorio e promotore del dialogo interreligioso; Bruno Mazza, fondatore dell’associazione “Un’infanzia da vivere” al Parco Verde di Caivano, attivo da anni per strappare i minori dalle mani dei clan. Il comitato scientifico ha inoltre assegnato importanti menzioni a realtà innovative e sociali alla Libreria “Il Dono di Aversa” guidata dal professor Fortunato Allegro; al Teatro Patologico di Dario D’Ambrosi, che unisce arte e terapia per attori con disabilità psichiche; e a Celeste Romero (Buenos Aires), promotrice della legge argentina “Bien Restituido”, ispirata proprio alla normativa italiana sui beni confiscati. Infine, un premio speciale carico di memoria storica sarà consegnato a don Carlo Aversano e don Armando Broccoletti. I due sacerdoti furono storici firmatari, insieme a don Peppe Diana, del celebre documento del 1991 “Per amore del mio popolo non tacerò”, e vengono oggi celebrati per una vita passata in prima linea contro la cultura criminale.

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