2026, Voci dai territori

Via la colmata da Bagnoli: l’evento passa, il suolo resta

L’evento passa  e il suolo resta, e ciò che resta, deve essere progettato prima. A Bagnoli, oggi, questa semplice evidenza sembra rovesciata. Si progettano e si finanziano opere per un grande evento internazionale, si costruiscono piattaforme, si impermeabilizzano superfici, si organizzano spazi temporanei. Tutto è veloce, visibile, misurabile ma solo nel breve periodo. Ciò che dovrebbe guidare queste scelte – il progetto definitivo del suolo – non è reso pubblico in modo chiaro e verificabile.

Eppure è proprio il suolo che decide il futuro. Se la colmata e il parco retrostante dovranno diventare un vero sistema verde, con alberi di alto fusto e non un semplice rivestimento superficiale, serviranno spessori importanti di terreno: uno, due, fino a tre metri nelle zone alberate. Tradotto in termini concreti, significa centinaia di migliaia di metri cubi di materiali e decine di migliaia di camion.

Questi numeri non sono un dettaglio tecnico. Sono il progetto. Perché da essi dipendono le scelte fondamentali: se riutilizzare i materiali della colmata, trattandoli col desorbimento termico in situ e reintegrandoli nel nuovo paesaggio, oppure importare dall’esterno enormi quantità di terreno, con costi economici e ambientali elevatissimi. Oggi, però, queste scelte non sono esplicitate. Non è chiaro quale sia il progetto finale, dopo la coppa America. E quindi, lo quale sara’ spessore medio del suolo previsto. Non è chiaro quale sarà il bilancio dei materiali. Non è chiaro quale forma urbana e paesaggistica avrà l’area una volta concluso l’evento. Esistono opere, esiste una bonifica tecnica, esiste un evento. Ma manca ciò che dovrebbe tenere insieme tutto: il progetto del suolo.

Il rischio è evidente e la procedura a dir poco, irrituale: costruire una piattaforma temporanea e rimandare a dopo la definizione del paesaggio reale, quando le condizioni tecniche ed economiche saranno già vincolate dalle scelte fatte oggi. Non è solo una questione urbanistica. È una questione di metodo e di trasparenza. Perché un territorio cosi vasto e importante per la metropoli non può essere trasformato per fasi separate senza rendere pubblico il disegno complessivo. Senza il piano urbanistico. Non si può chiedere alla città di accettare interventi rilevanti senza chiarire quale forma definitiva assumeranno.

L’evento passa. Il suolo resta. E ciò che resta deve essere progettato prima.

Cioe’ adesso.

(L’immagine di copertina è quella del progetto vincitore di UrbaNAture, il concorso internazionale di idee su Bagnoli curato da Invitalia nel 2021)

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