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Nascere “serpari”: l’antica tradizione di Cocullo, borgo dell’Abruzzo

C’è un paese nel cuore dell’Abruzzo per cui il Primo Maggio non è la Festa dei Lavoratori. Il borgo di Cocullo, nella Valle del Sagittario, si ritrova per festeggiare il Patrono San Domenico, attirando vicini e curiosi con la tradizionale “gara” dei serpari. Ormai da alcuni anni, la festa, che probabilmente dal XVII secolo si svolgeva ogni primo giovedì di maggio, ha una data stabile nel primo giorno del mese. Così, mentre altrove si manifesta per i lavoratori, qui gli uomini del paese sgomitano per guadagnare un posto per i “propri” serpenti sulla statua del Santo pronta per la processione.

Cocullo è un comune autonomo, che si distingue tra le montagne e le pale eoliche; all’anagrafe registra circa 200 abitanti, ma coloro che vivono quotidianamente nel paesino sono circa 100 e così le stradine che s’inerpicano sulla montagna sono costeggiate da edifici curati ma normalmente silenti. E’ difficile incontrare qualcuno. Il borgo negli ultimi anni ha visto gradualmente ridursi la popolazione, ma la tradizione riporta tutti in paese il Primo Maggio. Il dì della Festa una gran folla popola la piazza centrale e si adorna con i serpenti.

Fin dalla metà di marzo, i giovani cresciuti imparando a catturare serpenti vanno alla ricerca di biacchi, cervoni e saettoni per le campagne e i boschi che circondano l’abitato. Il primo passo per diventare serpari si fa in famiglia, dove fin da piccolissimi, bambine e bambini convivono con i serpenti in casa.

Abbiamo seguito Francesco, un ragazzo di 16 anni che frequenta il liceo scientifico e nel tempo libero, come la maggioranza degli uomini del suo paese, va alla ricerca di serpenti; questa è la prima parte di una gara accesissima che porterà i cervoni sulla statua del Patrono il 1° Maggio, sotto gli occhi delle migliaia di paesani e turisti che affollano la piazza principale del paese, sulla quale si affacciano l’unico esercizio commerciale che resiste e le grottesche che animano il prospetto della chiesa della Madonna delle Grazie.

Dal 2009, in conseguenza del sisma che danneggiò la Basilica dedicata a San Domenico, la Festa si svolge qui, davanti alla chiesa tardo-medievale dalla bella facciata in pietra chiara lavorata. Un’altra evoluzione della Festa va sottolineata: grazie alle richieste dei naturalisti, con il coinvolgimento degli erpetologi, la cattura diventa un momento di analisi e cura dei serpenti.

Qualche giorno prima della cerimonia, tutti i rettili catturati vengono visitati e curati da un’equipe di veterinari esperti in erpetologia, che allestiscono all’uopo una sorta di quartier generale nel Palazzo comunale. Anche se le serpi che adorneranno l’antica statua lignea di San Domenico sono solo della specie cosiddetta Cervone, ogni esemplare di ciascuna specie catturata viene catalogato con la registrazione dei parametri anatomici che lo renderanno identificabile nel corso del tempo. E’ cura del serparo aggiungere al “proprio” serpente un elemento identificativo non invasivo, grazie al quale negli anni successivi si potrà confrontare le condizioni di salute dello stesso esemplare nuovamente catturato dal serparo che ogni anno lo riporta nel luogo da cui è stato prelevato, sapientemente indicizzato con l’ausilio delle tecnologie portatili. I serpari, dopo ogni sessione di cattura, chiudono la serpe in un sacchetto di tela e si recano alla postazione di censimento attrezzata dagli erpetologi per sottoporre gli animali, appositamente segnati, alle analisi che li decreteranno idonei alla collocazione sulla statua del Santo quando andrà in processione il giorno della Festa.

Il pomeriggio precedente la Festa, mentre i veterinari visitano gli ultimi esemplari catturati, la piazza antistante la Chiesa si anima di visitatori, curiosi, seguaci, bande musicali dei paesi limitrofi e cocullesi, questi ultimi riconoscibili perché sempre accompagnati dalle serpi. Il Primo Maggio, dopo la celebrazione della Messa, alla presenza del Vescovo, dei Sindaci del territorio e di una folla pressante, all’uscita della Chiesa, la statua del Santo pronta per andare in processione per le strade di Cocullo, viene ricoperta di cervoni dai serpari, uomini e donne di giovane e media età. Un rito, probabilmente di origine pagana, che si affianca alle celebrazioni cristiane in onore del Santo che peregrinò in tutta l’area circostante nell’XI secolo.

Nei giorni che precedono le celebrazioni i serpenti catturati per partecipare all’evento, vengono accolti e accuditi in casa in contenitori di legno, creati appositamente, come quelli antichi in terracotta. Terminata la Festa, ogni anno, i serpenti vengono riconsegnati alla Terra, per poi essere catturati ancora l’anno successivo in una gara “a chi ne trova di più”. Durante la processione, la statua del Santo ricoperta di serpenti viene preceduta da due ragazze vestite con abiti tradizionali, che portano sulla testa un cesto contenente pani dolci consacrati chiamati ciambellani probabilmente in memoria di un miracolo attribuito al Santo o a causa della forma a ciambella che potrebbe derivare dalla somiglianza con un serpente attorcigliato, acciambellato, come vengono spesso portate ai polsi le serpi dagli abitanti del posto. I pani portati in processione vengono donati per antico diritto ai portatori della Sacra Immagine e del gonfalone, ma la tradizione vuole che in ogni casa del paese si impasti e inforni il ciambellano per poterlo consumare la mattina del 1° maggio, mentre le donne di ogni età si preparano ad andare in chiesa indossando il costume tradizionale.

Al termine della Festa, la statua viene riportata in chiesa, si sparano i mortaretti, si mangiano i pani sacri, i rettili vengono restituiti al loro habitat naturale, gli erpetologi smontano la postazione scientifica e i Cocullesi tornano alla quotidianità.

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2 thoughts on “Nascere “serpari”: l’antica tradizione di Cocullo, borgo dell’Abruzzo

  1. umberto ha detto:

    Grazie a questo bellissimo articolo di Olimpia, sembra quasi di sentire il respiro del borgo. Complimenti per le foto stupende: sei riuscita a catturare perfettamente la magia e il mistero della Festa dei Serpari, un rito che unisce fede e natura in modo unico. Un racconto per immagini e parole che rende giustizia a una delle tradizioni più autentiche del nostro Abruzzo.

    1. Olimpia de Simone ha detto:

      Grazie! Detto da un conoscitore dell’Abbruzzo e un reporter della Natura instancabile, poetico ed efficace, è un bellissimo compimento.

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