Pesci che mordono nel Cilento. È questa la notizia che sta facendo il giro dei social e delle cronache estive, riportata anche da testate accreditate, dopo due episodi segnalati tra Palinuro e Pioppi. Piccoli pesci, sicuramente specie autoctone, che mordono le gambe dei bagnanti , lasciando ferite, paura e molte domande. La spiegazione più facile è sempre la stessa: il pesce impazzito, la specie aliena, il mostro arrivato da chissà quale mare tropicale.
Fa più notizia. Fa meno fatica.
Poi ci fermiamo un attimo. Guardiamo il Mar Mediterraneo. E scopriamo che il vero protagonista non è il pesce. È il mare. Un mare con la febbre.
Tra Palinuro e Pioppi, nel cuore del Cilento, numerosi bagnanti hanno raccontato gli episodi segnalati. Segnalazioni che stanno attirando crescente attenzione nelle cronache estive e che meritano di essere comprese, prima ancora che archiviate come una semplice curiosità di stagione.
La tentazione è cercare subito il “colpevole”. Io credo che dovremmo cercare le cause.
Cosa c’entrano i cambiamenti climatici con i due casi di pesci che mordono nel Cilento?
Il Mar Mediterraneo è uno degli ecosistemi che si stanno riscaldando più velocemente del pianeta. Le ondate di calore marine non sono più un’eccezione. Sono una nuova normalità. E quando il mare cambia temperatura, cambia anche la vita che ospita.
La comunità scientifica concorda sul fatto che il riscaldamento del Mediterraneo stia modificando distribuzione, fisiologia e comportamento di molte specie marine. I pesci, essendo organismi ectotermi, seguono la temperatura dell’acqua: quando questa aumenta, accelera anche il loro metabolismo. Probabilmente cresce il fabbisogno energetico, cambiano gli equilibri e, nei periodi riproduttivi, può aumentare l’aggressività con cui alcune specie difendono il proprio territorio.
Questo, però, non significa che i morsi ai bagnanti siano provocati dai cambiamenti climatici. Il fenomeno può dipendere da più fattori: la temperatura dell’acqua, il periodo riproduttivo delle specie, la disponibilità di cibo, le alterazioni degli habitat costieri e anche la maggiore presenza di persone in mare durante l’estate. Stabilire il peso di ciascuna di queste cause richiederà ulteriori studi. È però difficile immaginare che un Mediterraneo sempre più caldo non stia influenzando anche questi comportamenti.
Il punto è proprio questo.
Noi guardiamo il morso. Il mare ci sta mostrando la ferita.
Ogni estate ci sorprendiamo davanti all’ennesimo fenomeno insolito. Meduse fuori stagione. Acque sempre più calde. Specie che cambiano habitat. Pesci che si spingono sempre più sotto costa. Ogni episodio viene raccontato come una curiosità estiva. Una notizia da ombrellone.
Manca sempre il contesto.
Quando un ecosistema perde il suo equilibrio, i segnali arrivano da ogni parte. Cambiano i comportamenti degli animali, si modificano gli habitat, si alterano relazioni costruite in migliaia di anni. Il Mar Mediterraneo non è una cartolina immobile. È un sistema vivente che reagisce alle pressioni che gli imponiamo.
Abbiamo trasformato il mare in una gigantesca vasca sempre più calda. Cementificato le coste. Consumato suolo. Alterato gli ecosistemi. Riempito l’atmosfera di gas serra come se il conto dovesse pagarlo qualcun altro.
Invece, quel conto, sta arrivando, adesso.
A volte prende la forma di un’alluvione. Altre di una siccità. Altre ancora di un piccolo pesce che, invece di fuggire, ci morde una caviglia.
Può sembrare un episodio banale. Non lo è.
Il Mediterraneo non ci sta dichiarando guerra. Sta semplicemente reagendo. E se continuiamo a ignorare questi segnali, continueremo a stupirci degli effetti senza avere il coraggio di affrontarne le cause.