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Depavimentazione urbana a Napoli: togliere cemento per una città più fresca, verde e resiliente

Napoli Depavimentata

La depavimentazione urbana (o depaving) può diventare una delle scelte più concrete per affrontare la crisi climatica a Napoli. Una città stretta tra una corona di colline e il mare, dove l’acqua ha sempre avuto un ruolo fondamentale nel modellare il territorio e dove oggi cemento e asfalto hanno progressivamente cancellato la capacità naturale del suolo di assorbire, raffrescare e proteggere.

Napoli è una città nata dentro una geografia precisa, quasi unica nel Mediterraneo: una grande Baia affacciata sul mare, circondata da colline, oggi parco metropolitano, che non rappresentano soltanto uno straordinario paesaggio da ammirare, ma un sistema naturale verde, capace di raccogliere le acque, alimentare sorgenti, modellare i versanti e accompagnare verso valle quei materiali che le piogge trascinavano lungo il loro percorso.
Questa relazione profonda tra la città, le colline e l’acqua è ancora leggibile nella memoria dei luoghi.
La racconta anche la toponomastica.

Arenella. San Carlo all’Arena. Arenaccia.

Nomi che non sono soltanto riferimenti geografici, ma frammenti di memoria del territorio. Dentro quelle parole c’è la storia dell’arena, della sabbia e dei sedimenti trascinati dalle acque meteoriche lungo i versanti delle colline.
Un fenomeno che appartiene alla storia della città, ma che continua ancora oggi a manifestarsi ogni volta che una pioggia intensa si abbatte su Napoli. Dalle colline l’acqua torna a scendere con forza, seguendo le naturali pendenze del territorio, attraversando valloni e strade, portando con sé quei materiali che per secoli hanno contribuito a modellare il paesaggio urbano.
La nostra stessa toponomastica ci ricorda una cosa semplice, ma fondamentale: Napoli è sempre stata una città in movimento, una città dove il rapporto tra colline e mare, tra terra e acqua, rappresentava un equilibrio naturale.

Oggi quella memoria sembra essersi persa.

Nel corso dei decenni abbiamo progressivamente coperto il suolo, sostituendo superfici permeabili con cemento, asfalto e pavimentazioni impermeabili. Abbiamo ridotto gli spazi capaci di trattenere l’acqua proprio mentre il cambiamento climatico rende le precipitazioni più intense e concentrate.
Quando arrivano le piogge straordinarie siamo abituati a parlare soltanto di emergenza, di eventi eccezionali, di fenomeni imprevedibili.
Ma forse dovremmo avere il coraggio di guardare più in profondità.
L’acqua non arriva mai davvero senza una storia. Segue ancora oggi la memoria del territorio. Cerca le pendenze, attraversa gli avvallamenti, percorre le linee naturali della morfologia urbana. Il problema è che molti di quei percorsi sono stati modificati, coperti, edificati, impermeabilizzati.
La natura continua a fare il proprio mestiere.
Siamo noi che abbiamo cambiato le condizioni nelle quali quel mestiere deve svolgersi.

Napoli sempre più calda: la depavimentazione urbana come risposta alla crisi climatica

Quando si parla di depavimentazione urbana non bisogna pensare soltanto alla gestione delle acque e alla prevenzione degli allagamenti.
C’è un’altra emergenza che riguarda direttamente la vita quotidiana dei cittadini: il caldo.
Una città ricoperta di cemento e asfalto funziona come una grande superficie di accumulo termico. Durante il giorno assorbe energia e nelle ore serali la restituisce lentamente, aumentando la temperatura percepita e rendendo molti quartieri sempre più difficili da vivere durante le ondate di calore.
Ci sono piazze dove nei mesi estivi è quasi impossibile fermarsi perché manca ombra e il calore viene restituito dalle superfici minerali. Ci sono quartieri dove gli alberi sono pochi rispetto alla densità abitativa. Ci sono cortili scolastici e spazi pubblici che potrebbero essere luoghi di socialità e invece diventano superfici roventi.
La crisi climatica non è soltanto un fenomeno globale da discutere nei vertici internazionali.
È una questione che riguarda il modo in cui ogni giorno attraversiamo la città.
La depavimentazione urbana significa restituire al suolo una funzione ecologica che abbiamo dimenticato.
Un terreno permeabile non è uno spazio vuoto.
È una infrastruttura naturale capace di assorbire acqua, ridurre le temperature, migliorare il microclima e favorire la biodiversità.
Gli alberi non sono un elemento decorativo da aggiungere alla fine di un progetto urbano.
Sono strumenti di protezione della salute e della qualità della vita.

Dalle parole ai fatti: le città italiane che stanno togliendo cemento

La depavimentazione urbana non è più soltanto una riflessione teorica degli urbanisti o un tema confinato ai documenti sulla sostenibilità.
Diverse città italiane hanno iniziato a sperimentare interventi concreti per restituire spazio al suolo permeabile, ridurre le isole di calore e prepararsi a un clima sempre più difficile da governare.
Genova, per esempio, ha una condizione territoriale molto simile a quella napoletana: una città stretta tra montagne e mare, dove il rapporto con l’acqua e con il territorio è sempre stato complesso. Proprio per questo ha iniziato a ragionare sulla necessità di ridurre l’impermeabilizzazione e aumentare la capacità urbana di adattarsi agli eventi climatici estremi.
Firenze ha sviluppato interventi orientati alla trasformazione degli spazi pubblici e alla riduzione delle superfici impermeabili, con l’obiettivo di contrastare il caldo urbano e rendere piazze e aree collettive più vivibili per cittadini e visitatori.
Milano, una delle città italiane più esposte al fenomeno delle isole di calore, ha scelto da tempo di investire sulla forestazione urbana, sul rafforzamento del verde e sulla trasformazione degli spazi urbani come strumenti di adattamento climatico.
Non sono città che hanno trovato una soluzione definitiva.
Sono città che hanno iniziato un percorso.
Anche altre realtà italiane stanno sperimentando interventi simili: cortili scolastici trasformati in spazi verdi, parcheggi ridotti o riconvertiti, aree pubbliche rese permeabili, piccoli interventi capaci di costruire una nuova relazione tra città e natura.
Napoli non deve semplicemente imitare questi esempi.
Napoli ha qualcosa di più profondo da recuperare.
La nostra città possiede già nella propria storia il racconto di un rapporto diverso con il territorio. Le colline, i valloni, le scale, i percorsi verso il mare raccontano una struttura urbana che per secoli ha saputo convivere con la propria geografia.
La sfida non è importare un modello.
È ritrovare una conoscenza che abbiamo dimenticato e trasformarla in una politica urbana contemporanea.

Il problema delle caditoie: non possiamo affidare tutto alla rete di drenaggio

Dentro questa riflessione c’è anche il tema delle caditoie, spesso al centro del dibattito pubblico soltanto quando una strada si allaga.
La manutenzione delle caditoie è certamente necessaria, anche se spesso dimenticata o che arriva in ritardo. Una rete efficiente di raccolta delle acque è fondamentale per una città complessa come Napoli.
Ma non possiamo pensare che una griglia sul marciapiede possa sostituire il lavoro che per secoli è stato svolto dal territorio.
Una caditoia raccoglie l’acqua. Non può assorbirla.
Quando abbiamo impermeabilizzato quasi completamente gli spazi urbani, abbiamo scaricato sulle reti artificiali una responsabilità enorme: gestire quantità d’acqua che un suolo naturale avrebbe potuto trattenere e accompagnare gradualmente.
Il problema non è soltanto la manutenzione dell’ultimo elemento della catena.
È il modello urbano che abbiamo costruito.
La depavimentazione urbana serve anche a questo: ridurre la pressione sulle infrastrutture di drenaggio, restituendo al territorio una parte della sua capacità naturale di funzionamento.

La proposta: un luogo depavimentato per ogni Municipalità di Napoli

Le trasformazioni urbane non devono necessariamente partire da grandi opere.
A volte il cambiamento può iniziare da una scelta semplice, concreta e facilmente riconoscibile dai cittadini.
La proposta è questa:
ogni Municipalità di Napoli realizzi almeno un intervento di depavimentazione urbana.
Un luogo pubblico da restituire alla terra, un parcheggio dove ridurre la superficie asfaltata, un cortile scolastico da trasformare in uno spazio più verde e vivibile, uno slargo dove sostituire cemento con alberi e superfici drenanti, un’area dimenticata che possa tornare ad essere un luogo di comunità.
Dieci Municipalità. Dieci luoghi.
Dieci esempi concreti per dimostrare che la transizione ecologica non è una dichiarazione di principio, ma una trasformazione reale degli spazi che attraversiamo ogni giorno.

Un Piano comunale per la depavimentazione urbana di Napoli

Questo primo passo dovrebbe diventare una vera politica urbana.
Napoli ha bisogno di un Piano comunale per la depavimentazione urbana e la permeabilità del suolo, collegato al Piano del Verde, alle strategie di adattamento climatico e agli strumenti di urbanistica e rigenerazione dei quartieri.
Prima di progettare nuove trasformazioni dobbiamo tornare a conoscere il territorio.
Serve una mappa delle superfici impermeabilizzate.
Bisogna individuare le zone più esposte al caldo, quelle con meno verde, quelle dove l’acqua crea maggiori criticità.
Una città non si governa soltanto attraverso le opere da realizzare. Prima ancora serve la capacità di leggere i cambiamenti che attraversano il territorio, ascoltare i segnali che arrivano dai luoghi e comprendere quei fenomeni che spesso la natura ci mostra con largo anticipo rispetto alle nostre decisioni amministrative.
Napoli conserva questa memoria nei suoi stessi spazi urbani: in un antico toponimo che racconta il rapporto con l’acqua, in una strada che durante una pioggia intensa torna a trasformarsi in un naturale percorso di scorrimento, in una piazza dove durante l’estate il cemento accumula calore rendendo difficile la vita quotidiana delle persone.
Sono segnali che non possono essere considerati episodi isolati, ma il racconto di una città che ha bisogno di ritrovare un equilibrio più rispettoso della propria geografia.
La sfida della politica urbana dei prossimi anni sarà proprio questa: non limitarsi a intervenire quando il problema si manifesta, ma costruire una nuova capacità di prevenzione, riportando il territorio al centro delle scelte pubbliche.
Perché una Napoli più fresca, più verde, più sicura, e vivibile non passa attraverso una ulteriore impermeabilizzazione degli spazi, ma dalla capacità di restituire ai cittadini quella terra, quell’acqua e quel verde un ruolo che hanno sempre avuto nella storia della città.

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One thought on “Depavimentazione urbana a Napoli: togliere cemento per una città più fresca, verde e resiliente

  1. Erminia ha detto:

    Caro Carmine Maturo su QUESTO ( in particolare..
    (ma le battaglie sarebbero tante!) ci si dovrebbe organizzare!” Non si puo proseguire su questa strada di DSTRUZIONE!
    Qui, in centro, ho un giardino che confina con un parco ma il caldo è cmq asfissiante!
    Era preconizzato da decenni ma…ne’ la Politica ne” tantomeno i comuni mortali se ne sono fatte problema x poterci mettere mano….E ora siamo all INCREDIBILE! Proviamo a pensare a qualcsa di incisivo….
    Saluti. e
    ERMINIA

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