C’è un dettaglio, nella nascita della mappa dei rifugi climatici a Napoli, che dovrebbe farci riflettere ben oltre l’indubbia utilità pratica dello strumento. Non siamo di fronte a una semplice notizia di servizio o all’inaugurazione dell’ennesima piattaforma digitale questa volta nata dalla sinergia tra il Comune di Napoli, l’associazione CleaNap e l’Università Federico II. È qualcosa di più profondo e, a tratti, inquietante: è l’istituzionalizzazione della crisi.
Quando un ente pubblico si vede costretto a mappare scientificamente parchi, chiese, piazze e strutture assistenziali per catalogarli come luoghi di sopravvivenza termica, significa che abbiamo superato una linea d’ombra. Significa che l’emergenza climatica a Napoli ha smesso di essere una proiezione statistica per il futuro. È qui, ora, e ha la forma di un atto amministrativo del comune.
I “rifugi”, per definizione semantica, si aprono durante le guerre o le catastrofi naturali. Il fatto che oggi l’ennesima città debba istituire una rete di protezione contro il cielo e l’aria che respiriamo è la prova provata che il clima è diventato ostile per il territorio.
Ondate di calore e isole di calore urbano: oltre il “semplice caldo estivo”
Per anni la retorica del negazionismo strisciante ha liquidato le estati roventi con un’alzata di spalle: “È estate, ha sempre fatto caldo”. La mappa interattiva dei rifugi climatici a Napoli e non solo a Napoli, demolisce questa narrazione rassicurante. Un’amministrazione pubblica muove macchine burocratiche e investe risorse nel Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) solo quando il pericolo è reale, misurabile e imminente.
Se le istituzioni locali creano presidi di protezione dal calore, significa che lo stress termico è riconosciuto come un rischio sanitario ed epidemiologico di massa. Non si tratta di cercare un po’ di refrigerio, ma di proteggere anziani, bambini, malati e chi vive nelle case popolari o nei quartieri marginali da un ambiente urbano che, nei giorni di picco, si trasforma in una trappola d’asfalto.
Adattamento climatico: perché le mappe non bastano.
La mappa dei rifugi è utilissima e salvavita, ma rappresenta anche la bandiera bianca della mitigazione: non potendo fermare subito il surriscaldamento, ci si adatta a difendersi da esso. Ed è proprio qui che lo strumento digitale deve trasformarsi in coscienza politica per la transizione ecologica.
Per mitigare davvero l’effetto delle isole di calore urbano, il Comune di Napoli deve mettere in campo interventi strutturali immediati che vadano anche oltre la semplice mappatura:
Investire nel verde urbano e nell’occupazione: Piantare alberi tanti alberi e non solo. È indispensabile stanziare fondi per l’assunzione di nuovo personale e addetti al verde pubblico per garantire la manutenzione del patrimonio arboreo. Secondo i dati dell’Istat sul verde urbano 2025, ovvero sul patrimonio arboreo gestito dai comuni, la città con più alberi in Italia è Modena, che ne ha 117,4 ogni 100 abitanti, cioè 1,2 a testa mentre Napoli 4,4 alberi ogni cento abitanti.
Creare più isole pedonali alberate: Sottrare spazio alle auto deve coincidere con la creazione di corridoi d’ombra capaci di abbassare la temperatura nei quartieri densamente popolati.
Stop all’asfalto selvaggio: Il Comune deve preferire basolati, pavimentazioni drenanti e materiali riflettenti di nuova generazione che emanano meno calore rispetto al semplice asfalto.
Proposta di legge popolare “Rigenera Campania”: cos’è e cosa prevede
La risposta strutturale a questa deriva in Campania esiste già ed è la Proposta di Legge Popolare “Rigenera Campania”, un testo normativo chiaro che affronta i nodi sistemici della crisi legando la giustizia ambientale alla giustizia sociale attraverso quattro pilastri: Conversione ecologica e fonti rinnovabili, Sovranità alimentare e agricoltura contadina,Centralità delle aree interne, Gestione pubblica e integrata delle acque
Nonostante sia supportata da migliaia di firme di cittadini campani, questa proposta è attualmente bloccata nei cassetti della Regione Campania, in aperta violazione dello Statuto.
Mobilitazione l’8 luglio al Consiglio Regionale: partecipare per chiedere il cambiamento
Per questo motivo, l’indignazione e la ricerca di un “rifugio” devono tradursi in azione collettiva. Mercoledì 8 luglio, alle ore 11.00, presso la Sede del Consiglio Regionale della Campania (Napoli Centro Direzionale), la cittadinanza è invitata a partecipare al presidio-conferenza stampa promosso da Rigenera Campania.
Partecipare alla mobilitazione dell’8 luglio è fondamentale per imporre alle istituzioni tre richieste non più rimandabili:
L’immediata iscrizione all’ordine del giorno della legge popolare “Rigenera Campania”.
Il trasferimento dei fondi dai progetti speculativi – come le “Piramidi napoletane” per la nuova sede della Regione – alla riqualificazione termica di 20.000 alloggi popolari.
Il blocco del consumo di suolo e la realizzazione di tre grandi polmoni verdi (zona Orientale, Occidentale a Bagnoli e il Corridoio Ecologico dei Regi Lagni).
Se a Napoli, e non solo, abbiamo bisogno di una mappa per trovare un angolo di ombra, significa che il tempo degli alibi è scaduto. Appuntamento 8 luglio al Centro Direzionale: la presenza di ciascuno è il primo vero passo per pretendere una città strutturalmente più vivibile, verde e respirabile.