2026, Voci dai territori

A Bagnoli tutto è ancora possibile

IL VELO COMINCIA A SQUARCIARSI

Uno spettacolo velico internazionale come la Coppa America non può trasformarsi, per Napoli, in un’occasione di devastazione ambientale. Non può diventare il cavallo di Troia per cancellare una previsione urbanistica che, con straordinaria lungimiranza, già trent’anni fa indicava una direzione chiara: la bonifica ambientale totale di Bagnoli e Coroglio. Bonifica totale. Non semplice “messa in sicurezza” permanente, con veleni tombati sotto ettari di cemento e acciaio e costi di gestione destinati a gravare per sempre sulla collettività.
Da tempo oltre quaranta associazioni ecologiste, sociali, sindacali e civiche denunciano tutto questo, unitariamente e singolarmente, in ogni sede possibile. Non è più il tempo del consumo di suolo e di paesaggio. Non è più il tempo di colate di cemento, di acciaio senza progetto, di trasformazioni irreversibili. È il tempo della cura della terra. È il tempo del ripristino della natura. È il tempo della difesa del mare e della salute pubblica.

COSA VOGLIAMO?

Vogliamo, semplicemente e ragionevolmente, che la Coppa America non provochi danni irreversibili all’ambiente e alla salute di Napoli. Vogliamo che, terminato l’evento nel 2028, lasci invece in dono alla città:
– una lunga spiaggia libera di circa due chilometri;
– un grande bosco pubblico mediterraneo;
– un nuovo sistema ecologico urbano affacciato sul mare.
– un polmone verde per Napoli, come Capodimonte, come la Foresta di Cuma.

Tutto questo è ancora possibile. E lo dimostreremo punto per punto.

COSA CHIEDIAMO SUBITO

Le ordinanze commissariali che oggi finanziano le opere “provvisorie” della Coppa America devono essere immediatamente integrate prevedendo obbligatoriamente:
A) le risorse economiche necessarie allo smontaggio completo delle opere provvisorie realizzate per l’evento;
B) un cronoprogramma vincolante per la loro rimozione.

Perché l’obiettivo finale deve restare il ripristino della natura e la bonifica definitiva di Bagnoli e Coroglio, così come previsto dal PRG e dal PRARU. Una lunga spiaggia pubblica. Un bosco attrezzato di macchia mediterranea. Il recupero della balneazione libera. La ricostruzione della rete ecologica tra mare, parchi e aree protette dei Campi Flegrei. Attorno a questo grande sistema ambientale, paesaggistico tutelato potranno trovare posto, in modo rigorosamente misurato e compatibile, strutture sportive, scientifiche, culturali e per il tempo libero, pubbliche o convenzionate a controllo pubblico, immerse nel verde e integrate nel paesaggio.

LA FALDA, IL MARE, LE TERME

Va affrontato con realismo anche il lento e progressivo risanamento della falda acquifera, oggi gravemente contaminata, attraverso trincee drenanti e filtranti capaci di proteggere spiaggia e sedimenti marini, utilizzando materiali ecologicamente controllati. Questa deve essere anche l’occasione per realizzare il Parco Termale di Bagnoli, recuperando e valorizzando le diciannove sorgenti termali che rischiano di essere definitivamente disperse e che hanno dato nome, storia e prestigio a questa terra.

IL PROGETTO CHE NON VIENE DETTO

Tutto questo sarà possibile solo rinunciando alla volontà, nascosta ma leggibile nei meandri degli atti progettuali, di costruire al termine dell’evento due mega-porti turistici:
– uno a mare per yacht e panfili;
– uno “a secco”, con capannoni e depositi per imbarcazioni minori;
entrambi raccordati in un gigantesco hub nautico. Un progetto enorme, privo di poesia, estraneo alla storia e alla vocazione pubblica di Bagnoli. Questo disastroso progetto va fermato.

LE VERE PRIORITÀ

La priorità è dare ai napoletani, figli di Partenope una sirena, l’ultima possibile grande spiaggia e un bosco pubblico, mentre il caldo estremo soffoca sempre di più la città. La priorità è prepararsi all’innalzamento del mare previsto nei prossimi decenni dai dati NASA ed ENEA. La priorità è difendere la costa attraverso scogliere soffolte, come previsto dal PRARU. La priorità è ricostruire vaste praterie di Posidonia oceanica, capaci di proteggere il litorale, produrre ossigeno e catturare CO₂.

Anche questo è possibile con opere di riciclo. Le platee realizzate per gli hangar della Coppa America potranno essere successivamente smontate e riciclate per le opere di difesa costiera. I sedimenti della colmata, una volta resi inerti attraverso il desorbimento termico in situ, potranno essere riutilizzati per modellare il grande parco retrostante, come previsto dal progetto vincitore del concorso internazionale.

UNA SCELTA DI CIVILTÀ

Questa è la vera alternativa: non una nuova cintura di cemento e acciaio attorno a Napoli,
ma un grande restauro paesaggistico e ambientale. Una riconciliazione tra città, mare e natura. Dentro questa visione, potranno trovare spazio anche strutture alberghiere e termali moderne, attentamente pianificate e compatibili con il paesaggio, nel ricordo aggiornato alla realtà del terzo millennio della Bagnoli termale immaginata da Lamont Yang. Ma tutto dovrà nascere dentro la ripresa di un processo reale di partecipazione pubblica, trasparente e democratica.

Tutto questo è ancora possibile. Sostenibile. Necessario. Per non soffocare Napoli in una nuova muraglia di cemento e acciaio. Per restituire il mare a Partenope. Per prepararci ai cambiamenti climatici già in corso. Per impedire che giganteschi interessi finanziari decidano il destino di una delle coste più preziose del Mediterraneo.

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One thought on “A Bagnoli tutto è ancora possibile”

  1. Renata Mercurio ha detto:

    Io prego che questo progetto meraviglioso, ecologico, rispettoso della volontà dei Bagnolesi e della vocazione originaria di Bagnoli, nomen omen, verrà realizzato e rispettato in toto.
    L’America’s Cup, incidente di percorso, con tutto il suo armamentario di cemento e ferraglie dovrà diventare solo un ricordo.

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