Dalle difficoltà del trasporto su gomma alla scelta di un’alimentazione più vicina ai territori: perché sostenere i piccoli agricoltori può contribuire a costruire un sistema alimentare più solido. L’iniziativa di RIGENERA CAMPANIA con Slow Food e tanti altri soggetti per una nuova legge regionale sul Reddito di Contadinanza.
Se il trasporto si ferma, cosa arriva sulle nostre tavole?
Lo sciopero degli autotrasportatori ci ricorda quanto la nostra vita quotidiana dipenda da una rete di collegamenti che spesso diamo per scontata. Le merci devono percorrere strade, attraversare territori e consumare energia prima di raggiungere negozi, mercati e abitazioni. Anche il cibo segue queste rotte, talvolta per migliaia di chilometri.
Quando la circolazione delle merci incontra un ostacolo, emerge una domanda che riguarda tutti: quanto è fragile un sistema alimentare che affida una parte così importante dei propri approvvigionamenti a catene di distribuzione lunghe e complesse?
Non si tratta di pensare che il trasporto su gomma possa essere eliminato dall’oggi al domani. Si tratta, piuttosto, di recuperare la capacità di produrre e acquistare una parte maggiore degli alimenti nei territori in cui viviamo.
Un prodotto che arriva da venti chilometri di distanza, in determinate condizioni, può richiedere meno trasporto di uno proveniente dall’altra parte d’Italia o dall’estero. Ma la differenza non riguarda soltanto i chilometri: acquistare direttamente da chi coltiva la terra permette anche di conoscere l’origine degli alimenti, valorizzare il lavoro agricolo e lasciare una parte maggiore del valore economico nella comunità locale.
La vendita diretta e i Mercati della Terra o i Gruppi di acquisto possono diventare luoghi concreti di questa relazione. Non semplici punti vendita, ma occasioni per ricostruire un legame fra chi produce e chi consuma.
Anche le istituzioni locali devono fare la loro parte, attraverso politiche locali del cibo capaci di sostenere le produzioni di prossimità, facilitare l’incontro tra agricoltori e cittadini, promuovere gli acquisti locali nelle mense pubbliche e favorire reti alimentari più eque e sostenibili. Comuni e territori possono così contribuire a ridurre la dipendenza dalle filiere lunghe, rafforzare le economie locali e rendere il cibo buono, pulito e giusto più accessibile alle comunità
I piccoli contadini sono una risorsa per tutti
Dietro un’agricoltura capace di rispettare gli equilibri naturali ci sono persone che ogni giorno lavorano il terreno, custodiscono varietà vegetali, allevano razze locali e tramandano conoscenze costruite nel tempo.
Le aziende agricole di dimensioni contenute, quando adottano pratiche attente agli ecosistemi, possono contribuire a mantenere fertile il suolo, proteggere le risorse idriche, conservare la diversità biologica e preservare il paesaggio rurale. Possono inoltre alimentare mercati di prossimità e reti di collaborazione fra produttori e cittadini.
Queste funzioni hanno un valore che non si esaurisce nel prezzo di frutta, verdura, cereali o altri prodotti venduti. Un terreno curato in modo responsabile, una varietà tradizionale che non scompare, una sorgente protetta o un sapere agricolo trasmesso alle nuove generazioni rappresentano benefici che coinvolgono l’intera collettività.
Eppure, chi sceglie metodi di coltivazione più rispettosi dell’ambiente deve spesso confrontarsi con costi, tempi e difficoltà economiche che rendono complicato competere con modelli produttivi orientati soprattutto alla quantità e alla riduzione dei prezzi.
È qui che si pone una questione politica e sociale: come riconoscere concretamente il contributo di chi coltiva non soltanto per vendere un prodotto, ma anche per mantenere vivi i territori e le loro risorse?
RIGENERA CAMPANIA e l’idea di un sostegno al lavoro agricolo
Una risposta viene proposta da Slow Food Campania e da tutta la rete di associazioni attraverso RIGENERA CAMPANIA, il percorso che punta a introdurre una legge regionale dedicata al Reddito di Contadinanza, collegato alla diffusione dell’agroecologia e dell’agricoltura rigenerativa.
L’idea trae ispirazione anche dal libro Reddito di Contadinanza di Famiano Crucianelli. Il tema è stato rilanciato da Carlo Petrini attraverso un’intervista video realizzata in occasione dell’iniziativa “Contadino dell’anno”, durante Eruzioni del Gusto 2024. Nel luglio 2025, Slow Food Campania ha presentato la proposta al congresso nazionale di Slow Food Italia presso la FAO.
La raccolta delle firme è partita il 21 ottobre, coinvolgendo associazioni, organizzazioni sindacali, comitati e cittadini. L’obiettivo è portare la proposta di legge all’attenzione delle istituzioni regionali e aprire una discussione pubblica sulle condizioni necessarie per trasformare il sistema agricolo campano.
Il Reddito di Contadinanza, nella formulazione proposta, non è pensato come una misura generica di assistenza a chi si trova in difficoltà. È uno strumento economico destinato a integrare le entrate dei piccoli agricoltori che adottano pratiche riconoscibili di cura del territorio e contribuiscono alla qualità del sistema alimentare.
La logica è semplice: se alcune attività agricole producono vantaggi per l’ambiente e per la società che il mercato non remunera adeguatamente, una politica pubblica può contribuire a riconoscerne il valore.
Una diversa distribuzione delle opportunità
Il progetto parte anche da una riflessione sul modo in cui vengono distribuiti i finanziamenti agricoli. Secondo i dati richiamati dai promotori, il 20% delle aziende più grandi riceverebbe l’80% dei contributi, mentre tra il 1982 e il 2020 l’Italia avrebbe perso circa due milioni di aziende agricole.
Sono cifre che pongono interrogativi sulla capacità delle politiche agricole di garantire spazio anche alle realtà più piccole e a quelle che investono nella qualità ambientale.
La proposta mira a sostenere aziende che lavorano secondo criteri agroecologici e rigenerativi, con attenzione al recupero della fertilità dei terreni, alla gestione dell’acqua, alla tutela del paesaggio, alla conservazione delle specie coltivate e degli animali allevati tradizionalmente, nonché alla trasmissione dei saperi locali.
Possono rientrare nel perimetro previsto dalla proposta le aziende con una superficie agricola utilizzata inferiore a 10 ettari nelle aree di pianura e a 20 ettari negli altri contesti territoriali. Per accedere al sostegno è previsto un piano di gestione agroecologica che faccia riferimento ai dieci elementi dell’agroecologia individuati dalla FAO.
L’intenzione è collegare l’aiuto economico a un impegno concreto e verificabile, anziché distribuirlo senza considerare le pratiche adottate e i risultati perseguiti.
Quanto prevede la proposta
Il finanziamento ipotizzato per la misura è pari a 25 milioni di euro nel primo anno, 50 milioni nel secondo e altri 50 milioni nel terzo. Le risorse potrebbero provenire da fondi europei e nazionali oppure, se necessario, da stanziamenti regionali dedicati.
Il contributo indicato è di 600 euro mensili, elevabile fino a 900 euro per nuclei familiari o gruppi che gestiscono collettivamente l’attività agricola.
La proposta prevede inoltre un incremento del 30% per alcune categorie e situazioni: agricoltori residenti in montagna o in aree marginali e interne, donne impegnate nell’agricoltura e nella cura delle comunità rurali, nonché aziende che recuperano terreni abbandonati.
Si tratta degli importi e dei criteri contenuti nella proposta di legge: non di un beneficio già attivo o automaticamente riconosciuto agli agricoltori. Saranno il percorso legislativo, le scelte di finanziamento e le modalità applicative a determinarne l’eventuale attuazione.
La Campania può diventare protagonista
La Regione ha un ruolo importante nel sostenere la transizione verso un’agricoltura capace di proteggere le risorse naturali e rafforzare l’economia dei territori. Può intervenire attraverso le proprie politiche, utilizzare in modo mirato le risorse disponibili e contribuire al confronto nazionale ed europeo per cambiare gli aspetti della Politica agricola comune che penalizzano le aziende meno strutturate.
Il Reddito di Contadinanza, da solo, non risolverebbe tutti i problemi del comparto. Servono anche accesso alla terra, disponibilità d’acqua, assistenza tecnica, infrastrutture adeguate, canali di vendita accessibili e rapporti più equilibrati fra produttori e distribuzione.
Ma una misura di questo tipo può rappresentare un passaggio significativo: riconoscere che l’agricoltura non è soltanto un settore economico, perché da essa dipendono anche la salute del suolo, la disponibilità d’acqua, la biodiversità, la qualità del paesaggio e la vitalità delle comunità rurali.
Una firma per cambiare prospettiva
Lo sciopero degli autotrasportatori ci invita a guardare con maggiore attenzione alle dipendenze che attraversano la nostra vita quotidiana. Anche il modo in cui produciamo, distribuiamo e acquistiamo il cibo può essere ripensato, rafforzando le relazioni con chi coltiva vicino a noi.
Scegliere prodotti locali quando possibile, frequentare i Mercati della Terra e acquistare direttamente dalle aziende agricole sono gesti concreti. Ma le scelte individuali hanno bisogno di essere accompagnate da politiche pubbliche che rendano economicamente sostenibili le pratiche agricole attente all’ambiente.
È in questa prospettiva che si colloca la proposta di RIGENERA CAMPANIA: dare maggiore riconoscimento a chi lavora la terra e contribuisce, con il proprio lavoro, a preservare beni comuni.
Per firmare la proposta di legge sul Reddito di Contadinanza è possibile contattare la Condotta Slow Food del proprio territorio oppure una qualsiasi delle associazioni aderenti a RIGENERA CAMPANIA, per ricevere informazioni sulle modalità di sottoscrizione.
La raccolta delle firme, promossa da associazioni, sindacati, comitati e cittadini, è un’occasione per partecipare a una scelta che riguarda il futuro dell’agricoltura, la qualità del cibo e la cura dei territori.
Una firma può contribuire a portare nelle istituzioni una nuova idea di agricoltura: capace di tutelare la terra, sostenere chi la coltiva e rafforzare le comunità locali.
Perché un sistema alimentare più vicino alle comunità non nasce soltanto dalla distanza ridotta fra un campo e una tavola. Nasce anche dalla possibilità concreta, per chi coltiva rispettando la terra, di continuare a farlo.