Dopo la Coppa America. Perché la vera bonifica è ancora possibile
Il dibattito sul futuro della colmata di Bagnoli non può fermarsi alla contrapposizione tra chi vuole mantenerla e chi vorrebbe eliminarla subito. La macchina organizzativa della Coppa America è ormai avviata a livello internazionale e, realisticamente, è difficile immaginare che l’evento possa essere fermato. Questo non significa però che le scelte che si stanno facendo oggi debbano diventare definitive. Proprio perché i tempi dell’evento sono brevi, e le opere previste sono legate a una funzione temporanea, si apre una questione che finora è rimasta sullo sfondo: cosa accadrà dopo?
Se l’obiettivo indicato per decenni dalla pianificazione resta quello di restituire il mare, ricostruire la spiaggia e realizzare un grande parco costiero, la stabilizzazione permanente della colmata non può essere considerata la soluzione finale. L’alternativa realistica è la sua progressiva rimozione, accompagnata da un intervento di bonifica che elimini alla radice la fonte della contaminazione. In questo quadro torna attuale una tecnologia più volte studiata negli anni ma mai davvero posta al centro del progetto: il desorbimento termico in situ.
Si tratta di un sistema che consente di trattare i materiali contaminati direttamente sul posto, separando le sostanze inquinanti e rendendo riutilizzabile una parte significativa dei sedimenti e dei terreni. Non è una procedura semplice e richiede tempi più lunghi rispetto a una semplice copertura, ma presenta un vantaggio decisivo: rimuove il problema invece di confinarlo.
Le valutazioni economiche disponibili indicano che una bonifica basata sul confinamento permanente – con palancolate profonde, muri di contenimento e sistemi di controllo della falda – comporta non solo un costo iniziale molto elevato, ma anche una manutenzione continua per decenni. Al contrario, un intervento di desorbimento e rimozione progressiva della colmata può risultare più sostenibile nel lungo periodo, perché elimina la necessità di mantenere per sempre un sistema artificiale di controllo.
C’è poi un aspetto spesso trascurato, che riguarda il grande parco e il bosco previsti nell’area retrostante: la realizzazione di queste opere richiede comunque enormi quantità di terreno per i riporti, per il modellamento e per il capping dei suoli. Nelle ipotesi attuali questo materiale dovrebbe essere in gran parte portato dall’esterno, con migliaia di camion, con consumo di suolo in altri territori e con la necessità di controllare con attenzione la qualità dei materiali utilizzati. Se invece si avviasse un processo di bonifica della colmata attraverso desorbimento termico in situ, una parte consistente dei sedimenti, una volta inertizzati, potrebbe essere riutilizzata proprio per la costruzione del parco e del bosco. Il materiale verrebbe trattato sul posto e trasferito a breve distanza, senza attraversare la città e senza ricorrere a grandi flussi di trasporto da fuori. Si realizzerebbe così un ciclo di recupero interno all’area, riducendo il traffico, i costi e l’impatto ambientale complessivo.
In questa prospettiva la rimozione della colmata non sarebbe un ostacolo alla realizzazione del parco, ma al contrario potrebbe diventare parte integrante del progetto, trasformando un relitto industriale in una risorsa per la ricostruzione del paesaggio. Il tempo necessario per una bonifica reale è certamente maggiore di quello richiesto per una sistemazione superficiale. Ma anche le soluzioni basate sul confinamento e sui riporti richiedono anni, e soprattutto non risolvono il problema alla radice.
I due anni che separano la città dalla conclusione della Coppa America possono essere utilizzati non per rendere definitiva la colmata, ma per preparare la fase successiva: progettazione, gara, scelta delle tecnologie e definizione di un programma di bonifica coerente con la destinazione naturale dell’area. Una volta eliminata la fonte principale della contaminazione, il recupero del litorale potrà seguire strade più semplici e più durevoli: ricostruzione della linea di costa, ripristino dei fondali, rinaturalizzazione, reimpianto della posidonia, realizzazione di un parco che nasca dal suolo e non da una piattaforma impermeabile.
La scelta che si apre oggi non è tra fare o non fare i lavori. È tra costruire un sistema artificiale che dovrà essere controllato per sempre, oppure avviare un processo di cura che permetta al territorio di tornare, nel tempo, a funzionare con le proprie forze naturali.
Dopo la Coppa America, ma forse già da adesso, questa scelta non potrà più essere rimandata.
(Le immagini sono tratte da Google Earth e sono riprodotte puramente a scopo informativo e scientifico)