ANCI e Slow Food Campania siglano uno storico protocollo d’intesa per orientare i Comuni verso le Politiche Locali del Cibo. L’analisi, la testimonianza e la visione di Green News Deal nell’era della Carta di Pisa e dell’Agenda 2030.
Domenica 17 maggio 2026, la Villa Comunale di Castellammare di Stabia si è trasformata nel fulcro di una vera e propria svolta istituzionale e ambientale per la nostra regione. Ho avuto il piacere e l’onore di assistere in prima persona a un momento chiave per il futuro del nostro territorio: la firma della “Convenzione di Castellammare”, il protocollo d’intesa strategico con cui ANCI Campania e Slow Food Campania APS hanno sancito un impegno solenne per ridefinire le Politiche Locali del Cibo (Food Policy) in tutta la Campania.
A siglare l’accordo, sotto i miei occhi e davanti a una platea attenta di amministratori e cittadini, sono stati Francesco Morra, Presidente di ANCI Campania, e Patrizia Spigno, alla guida di Slow Food Campania APS. Non si è trattato di una semplice dichiarazione d’intenti cerimoniale, ma del rinnovo e dell’ampliamento strutturato di una collaborazione nata nel 2023. Oggi questo percorso compie un decisivo e concreto salto di qualità per orientare le amministrazioni comunali verso modelli integrati di gestione del diritto al cibo, della sostenibilità agroalimentare e della tutela della biodiversità.
Il valore della Carta di Pisa: il nuovo ruolo strategico dei Comuni
L’accordo si muove nel solco tracciato dalla Carta di Pisa, il documento approvato da ANCI che riconosce ai Comuni una funzione strategica e centrale nell’orientamento dei sistemi alimentari verso modelli sostenibili. Le Politiche Locali del Cibo non sono più considerate un tema isolato o settoriale, ma diventano leve concrete per l’attuazione del PNRR, dei fondi strutturali europei e per il raggiungimento degli Obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (in particolare gli SDGs 2, 3, 11, 12, 13).
Le linee d’azione prioritarie emerse dalla Convenzione, e discusse a fondo durante la mattinata, si articolano su tre pilastri fondamentali:
- Filiere corte e consumo consapevole: Sviluppo di canali di distribuzione diretti tra produttori e consumatori, con un focus mirato all’introduzione di prodotti locali, sani e stagionali all’interno delle mense scolastiche.
- Patti di Comunità: Strumenti amministrativi innovativi pensati per connettere in modo indissolubile la realtà urbana e il mondo rurale, valorizzando le tipicità del territorio e contrastando attivamente lo spreco alimentare.
- Agrobiodiversità e salute: La strutturazione di un sistema agroalimentare che sia rispettoso dell’ambiente, tuteli il lavoro delle aziende agricole e garantisca l’accessibilità economica a un cibo sano per tutta la popolazione.
Come ha sottolineato la Presidente Patrizia Spigno nel corso della sottoscrizione: “Con questa firma vogliamo costruire un percorso condiviso tra istituzioni, produttori, cittadini e territori, riportando il cibo al centro delle politiche pubbliche e della vita delle comunità”.
Roadmap e azioni concrete: la strada verso gli Stati Generali 2026
La Convenzione di Castellammare si distingue per un approccio estremamente pratico, lontano dalle lungaggini burocratiche a cui siamo spesso abituati. L’intesa prevede infatti una fitta agenda di impegni e obiettivi scansionati per i prossimi anni:
- Formazione per la Pubblica Amministrazione: Organizzazione di seminari e laboratori per fornire ai Comuni schemi, competenze e modelli amministrativi per la redazione degli atti formali sulle Food Policy.
- Sperimentazione con “Comuni Pilota”: Individuazione di specifiche aree urbane, periurbane e rurali per testare sul campo l’efficacia e la sostenibilità delle politiche alimentari prima di una loro applicazione su larga scala.
- Forum Regionale e Report Scientifici: Avvio dell’iter per l’istituzione di un Forum permanente e contestuale pubblicazione di dossier periodici per monitorare gli impatti sociali, economici e ambientali del sistema alimentare campano.
- Gli Stati Generali: L’organizzazione, entro dicembre 2026, degli Stati Generali delle Politiche del Cibo in Campania, che rappresenteranno il momento di sintesi e di rilancio dell’intero progetto.
Il modello Castellammare: la politica risponde con la delega alle Food Policy
Che la strada intrapresa sia quella giusta lo dimostra la risposta immediata della politica locale. Durante la mattinata, il Vice Sindaco di Castellammare di Stabia, Giuseppe Di Capua – presente insieme all’Assessore alle Attività Produttive e al Turismo Nunzia Acanfora – ha annunciato ufficialmente la creazione della delega alle Food Policy per il Comune.
Si tratta di un esempio virtuoso e immediato di come la Pubblica Amministrazione campana stia recependo lo spirito del protocollo. La Città di Castellammare è stata subito “premiata”: come riconoscimento per questa pronta reazione istituzionale, all’intero protocollo regionale è stato dato proprio il nome di “Convenzione di Castellammare”.
Il successo di questa giornata è anche figlio dell’accoglienza e del lavoro capillare svolto sul territorio dalla Condotta Slow Food Costiera Sorrentina e Capri APS e dal Mercato della Terra della Costiera Sorrentina, presidi fondamentali che continuano a tessere reti di comunità tra produttori e cittadini.
A testimonianza di quanto il tema sia ormai trasversale e prioritario per l’agenda politica regionale, ho potuto registrare sul campo una preziosa e qualificata partecipazione istituzionale. Tra i presenti che hanno attivamente sostenuto l’iniziativa:
- Elvira Caccavale, Assessore del Comune di Aversa;
- Laura Vitiello, Assessore del Comune di Torre del Greco;
- Raffaele De Luca, Sindaco di Trecase e Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio.
Il focus
Essere presente a Castellammare mi ha permesso di toccare con mano l’entusiasmo di una comunità che vuole cambiare passo. Da sempre, dalle colonne di Green News Deal, sosteniamo che la transizione ecologica passi inevitabilmente anche da ciò che decidiamo di mettere nel piatto e da come decidiamo di produrlo. La “Convenzione di Castellammare” non è un semplice atto formale, ma getta le basi per un modello di sviluppo finalmente circolare.
In questo scenario, il diritto a un cibo buono, pulito e giusto per tutti smette di essere un lusso di nicchia per trasformarsi in un pilastro cardine dell’azione amministrativa locale. Ora la sfida più importante passa nelle mani dei primi cittadini: la terra è pronta, i semi normativi sono stati gettati, adesso tocca ai sindaci coltivare il cambiamento.

