2026, Cultura e società

Igor revised

La considerazione che il suicidio sia un tema diffuso ai nostri giorni e in definitiva un archetipo, non riduce la difficoltà che significa maneggiarlo con delicatezza. Ci riesce Igor, un testo teatrale nato dalla collaborazione tra Bruno Buonomo, ordinario di fisica matematica, e Michele Pagano, uomo di teatro che ha creato, nel 2007, lo spazio OFFICINATEATRO di cui è attualmente direttore artistico.

Il tempo è atemporale, il ritmo ricorda la Russia di Cechov. Toni scuri, una stanza chiusa poco illuminata, la terra da cui riemergono i ricordi, densa di materia e di sofferenza. I personaggi, stesso attore nel monologo, ma anche due in una possibile rilettura dialogica, sono un padre e un figlio, protagonista tra loro la distanza.

Si tratta di una distanza tra la vita e la morte, tra chi resta e chi scompare, tra la luce e il buio (e non appare scontato che la luce appartenga alla salvezza in terra).

Ma si tratta anche di una distanza di modelli di esistenza (quasi i models of my life di Herbert Simon), di codici comunicativi e di sentimenti non riconosciuti, di un tentativo di parlarsi tra generazioni disperato, ma risoluto. Allora la voce narrante prende la forza del teatro di Pinter in un’accusa feroce, veemente degli schematismi riduttivi della società. Gli abbagli dei messaggi di propaganda, l’inconsistenza dei miti di una generazione alla prova del tempo.

The house of an essay may sometimes be strangely shaped or have a complicated floor plan – but the door is open. Finally, if you are wondering why this foreword is called ‘On Hospitality’.  La casa di una scrittura a volte può avere una forma strana o una planimetria complicata, ma la porta è aperta. Infine, se vi state chiedendo perché questa prefazione si intitola “Sull’ospitalità”, beh.

Questo approccio accogliente, ospitale e aperto di Zadie Smith nella scrittura appartiene anche alla partitura del testo e la sua delicatezza si può paragonare al tocco mirabile di Ingeborg Bachmann che salutava in punto di morte i suoi amici più cari col calore di una frase colloquiale: è stato bello. Non c’è la parola morte né la parola suicidio nelle scelte semantiche chirurgiche e precise di Igor: è stato bello. Trovarsi, per un poco, in ogni caso. In fondo questo è il significato a cui ci conduce la scrittura, oltre l’ombra che la trama reca con sé. La protagonista, nella chiusa, nel senso, resta la distanza. 

Da grande ed esatto epidemiologo, Bruno Buonomo sa che lì c’è il rumore che separa e allontana, che disegna microcosmi paralleli destinati alla solitudine. Nondimeno, la regia di Pagano, polarizzata tra la poltrona e il fogliame terroso, accompagna la fiducia dell’impianto di pensiero: c’è anche il movimento del segnale, la possibilità dell’incontro, che va intercettata, ricercata, protetta con cura.

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