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Il filo possibile nella scrittura ofelica di Fabrizia Ramondino e Wanda Marasco

Il Festival Campania Libri edizione 2026 ha ospitato, oltre al ricco programma nei luoghi significativi di Palazzo Reale e della Biblioteca nazionale, diversi appuntamenti OFF per le strade della città.
Tra i molteplici, particolarmente densa è stata la giornata dedicata all’opera di Fabrizia Ramondino, organizzata dalla Società delle letterate e in particolare da Paola Nitido, giovane studiosa della Ramondino: un dialogo a più voci prima nella sala rari della Biblioteca di Architettura, poi lungo le strade di Napoli in diversi punti significativi per la scrittrice, come il Palazzo Marigliano dove Francesca Nicolais ha curato l’accoglienza .
L’occasione si è posta come una possibilità di ponte generazionale tra la scrittura di Fabrizia Ramondino, quella delle diverse testimonianze e un pubblico ideale e reale più giovane, o comunque “di passo”, per usare un termine caro a Fabrizia.
Particolarmente, questa traiettoria è stata sviluppata da Wanda Marasco che ha motivato la sua presenza per una testimonianza di affinità.
Le affinità hanno guidato il suo intervento a partire dall’Isola Riflessa in un percorso di assonanze, non dette in maniera esplicita, ma sussurrate: come invito a leggere compiutamente, appassionatamente le pagine, quelle di Fabrizia, le sue. Eppure, dalla profondità di esperienza della scrittrice, così come dalla personale attitudine a leggere dentro i modelli a dati mancanti, si può ricavare una esigenza espressa di accoglienza più radicata.
Nascite diverse, ma prossime nei luoghi, l’infanzia come faro e scatola di colori prediletta, incontri e compagnie spesso incrociate, la condivisione di alcune tappe storiche e di adorate letture, fondano una peculiarità di scrittura che Wanda Marasco attribuisce alla Ramondino, ma richiama anche a sé segretamente e che definisce labirintica ed ofelica .
Il labirinto dell’abisso interiore che non si risolve e non si cura riesce in entrambe a convivere sofferentemente con un cammino di attaccamento alla vita “pratica” intesa come morale, pedagogica, capace di altezza etica.
Pure resta un gorgo, simile a quelli che affliggono Brecht oppure piuttosto al Gargantua di Nolan; una energia irriducibile di pari forza capace di risucchiare in profondità, nella dissolvenza, nell’arresto della risoluzione.
In questa accezione nasce il motivo, di stile e di esistenza, della fuga, che è intesa nella scientificità della teoria musicale, dove i temi opposti si rincorrono senza incontrarsi.
Si tratta di una scrittura “ferma” che pure conduce a un potente movimento di pensiero e ideazione , appunto un labirinto ofelico, complicato dalla esatta e acutissima percezione della follia del mondo attorno.
Dentro il labirinto, non smette la ricerca di un filo, un centro che sconfigga la dissolvenza, per Wanda Marasco, la verità dei centri, come afferma della Ramondino; dove trovarlo e se la ricerca di impegno a farlo chiaro nella scrittura sia valsa la pena è un faticoso e durevole interrogativo per entrambe.
La risposta possibile sconfina la letteratura nella vita, per proporsi come passo e ponte di accoglienza e compagnia.
Nei confini del sistema letterario, non va cercata nel moltiplicarsi di eventi, recensioni, festival, fan club, che alimentano il cosiddetto FOMO degli scrittori e allontanano la veridicità dei visioni.
Piuttosto, si può trovare nella poetica del teatro di Filippo Timi, che cerca di scomporre la tragedia, quando colpevole di usare l’umano e da Agamben rivendica la possibilità di diventare storico dal flusso del contemporaneo; con lo scopo di rafforzare nello strumento teatrale la capacità di farsi efficace trappola del male.
Oppure nell’arte musicale di Glenn Gould che rallenta e risolve il ritmo di fuga delle variazioni Goldberg nei due tempi e nella distanza delle due edizioni.
Paolo Giulierini, dalla ricerca archeologica prova ad accogliere la natura folle dei mostri, invitando a sedersi insieme, nella pluralita dei propri destini in un focolare di compagnia e Ben Lerner parla della dimensione sociale della follia , come dei sogni che si colorano quando condivisi.. “you can call it fiction, but it is more”. Puoi chiamarla finzione, ma è oltre.
La sfida del tempo cui fa cenno Wanda Marasco forse può riunire e annodare gli estremi di questi fili, risolvere o ridisegnare il labirinto e il gorgo, superare lo sgomento che lo scuotimento dell’abisso può causare, provare a concedere al lato ofelico di un “destino naturale” anche un gioco e il passo di una danza.

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