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Napoli, tre mercati della Terra, tre luoghi, un’unica idea di futuro.

I MERCATI DELLA TERRA DI SLOW FOOD NAPOLI: TRE APPUNTAMENTI, TRE LUOGHI, UN'UNICA IDEA DI FUTURO.

Ci sono mercati che servono a fare la spesa e mercati che servono anche a cambiare il modo in cui guardiamo il mondo. I Mercati della Terra di Slow Food Napoli appartengono a questa seconda categoria. Perché il cibo non è mai soltanto una questione di gusto, di prezzo o di ciò che mettiamo nel carrello. Dietro ogni prodotto ci sono una storia, un territorio, un lavoro, una scelta agricola e, soprattutto, un’idea di futuro.

È da questa consapevolezza che nasce il percorso che Slow Food Napoli propone tra novembre e dicembre, con tre appuntamenti in altrettanti luoghi significativi della città: il Giardino Torre nel Real Bosco di Capodimonte, FOQUS ai Quartieri Spagnoli e il Centro La Tenda al Rione Sanità.

Tre luoghi molto diversi, ma accomunati da una caratteristica: essere spazi nei quali il rapporto tra le persone e il territorio continua a generare valore, custodire identità e costruire nuove possibilità. Tre esperienze che raccontano altrettante dimensioni della sostenibilità: quella ambientale, quella culturale e quella sociale.

Non è soltanto un calendario di mercati. È una piccola dichiarazione d’intenti.

Giardino Torre: dove la storia agricola incontra la biodiversità

Il 21 novembre si comincia dal Giardino Torre, nel Real Bosco di Capodimonte. Un luogo particolarmente significativo per parlare di agricoltura, biodiversità e cultura del cibo.

Le sue origini risalgono al Settecento borbonico. Nacque come una vera e propria azienda agricola, concepita per essere autosufficiente, produrre reddito e rifornire la tavola reale. La Fruttiera Reale divenne anche un laboratorio di sperimentazione botanica e acclimatazione di specie esotiche, tra cui ananas, agrumi e diverse varietà di alberi da frutto.

Riaperto nel luglio 2023, il Giardino Torre ospita oggi oltre 600 piante: agrumi, alberi da frutto, piccoli frutti ed essenze esotiche, insieme a ortaggi ed erbe aromatiche. Al centro della Real Fruttiera si staglia il maestoso Canforo, uno degli alberi monumentali più importanti del Real Bosco e d’Italia. Intorno, proprio come in epoca borbonica, tornano a crescere pomodori, papaccelle, friarielli, zucche, melanzane, cavoli e zucchine.

Il complesso comprende anche il Casamento Turrito, con l’antico forno a legna al quale una tradizione lega la preparazione di una delle prime pizze destinate ai sovrani, e si articola in tre aree: la Fruttiera Reale, il Giardino dei Fiori e il Giardino della Purpigniera, dedicato alle piante ornamentali e ai semenzai.

La nuova vita del Giardino Torre non si limita alla produzione agricola: comprende trasformazione dei prodotti, ristorazione consapevole, didattica, laboratori, educazione alimentare ed etnobotanica, coinvolgendo associazioni, cooperative sociali e piccole imprese del territorio.

Ospitare qui un Mercato della Terra significa ritrovare il legame tra agricoltura, paesaggio e cultura alimentare. Significa riconoscere che la biodiversità non è soltanto un patrimonio da ammirare, ma una ricchezza da coltivare e tramandare, sostenendo chi ogni giorno lavora per custodirla.

FOQUS: quando la rigenerazione urbana diventa un’esperienza di comunità

Il 5 dicembre il mercato si sposta ai Quartieri Spagnoli, negli spazi di FOQUS, nell’ex Istituto Montecalvario di via Portacarrese a Montecalvario.

Qui la storia è quella di una trasformazione urbana e sociale che merita di essere raccontata. Un antico complesso conventuale, successivamente diventato istituto scolastico, che per anni ha conosciuto il rischio dell’abbandono e che ha ritrovato una nuova funzione attraverso un progetto capace di mettere insieme cultura, formazione, innovazione, lavoro e inclusione.

FOQUS è oggi un esempio significativo di come un luogo possa cambiare destino quando si decide di investire sulle persone e sulle loro capacità. Non si tratta soltanto di recuperare un edificio o restituire decoro a uno spazio urbano, ma di creare nuove opportunità, attivare relazioni e generare occasioni di crescita per il quartiere.

La rigenerazione, quando è autentica, non si esaurisce nella riqualificazione architettonica. Deve produrre partecipazione, conoscenza, lavoro e nuove economie. Deve coinvolgere chi abita quei luoghi e riconoscere il valore delle comunità che li attraversano.

Portare un Mercato della Terra a FOQUS significa aggiungere un altro tassello a questo percorso. Il cibo diventa un’occasione di incontro tra produttori e cittadini, ma anche uno strumento di educazione alimentare e di promozione di un’economia più attenta alle persone e all’ambiente.

È un modo per far dialogare due esperienze che condividono una stessa visione: costruire alternative concrete ai modelli di sviluppo che consumano i territori senza restituire loro valore.

E i Quartieri Spagnoli, con la loro storia popolare, le loro contraddizioni e la straordinaria vitalità delle loro comunità, sono un laboratorio nel quale queste esperienze possono trovare un terreno particolarmente fertile.

Centro La Tenda: il cibo come diritto, dignità e solidarietà

Il 12 dicembre appuntamento al Centro La Tenda, nel cuore del Rione Sanità, in via Sanità.

Qui il significato del mercato assume una dimensione ancora più profonda. La Tenda è una realtà storica dell’impegno sociale ed educativo napoletano, un presidio che da anni lavora accanto alle persone in condizioni di fragilità, offrendo accoglienza, sostegno e percorsi di inclusione. Un luogo nel quale la solidarietà non è una parola da utilizzare nelle occasioni pubbliche, ma un impegno quotidiano fatto di ascolto, educazione, accompagnamento e attenzione alle persone.

La sua presenza nel Rione Sanità, quartiere ricco di storia, cultura e straordinarie energie sociali, non è casuale. È proprio in contesti dove convivono grandi potenzialità e situazioni di difficoltà che diventa necessario costruire occasioni concrete di incontro e di riscatto.

La Tenda rappresenta una di quelle realtà che dimostrano come il cambiamento possa partire dal basso, dalla capacità di prendersi cura degli altri e di riconoscere a ciascuno il diritto a una vita dignitosa.

Portare qui un Mercato della Terra significa attribuire al cibo un valore che va oltre la qualità delle produzioni e la sostenibilità delle filiere. Significa parlare di accesso a un’alimentazione sana, di educazione, di inclusione e di giustizia sociale.

Perché il cibo buono, pulito e giusto deve essere un diritto per tutti e non un privilegio per pochi. Non possiamo parlare di sostenibilità ambientale dimenticando quella sociale, né immaginare un futuro più equo se una parte della popolazione continua a essere esclusa anche dalla possibilità di accedere a un’alimentazione di qualità.

In questo luogo il mercato incontra la solidarietà e ci ricorda che la qualità di una comunità si misura anche dalla sua capacità di non lasciare indietro nessuno.

Una città, tre esperienze, una nuova idea di sviluppo

Ecco il senso di questo percorso: portare il cibo nei luoghi dove si custodisce la biodiversità, dove si costruisce comunità e dove si pratica la solidarietà.

Tre appuntamenti che raccontano una Napoli diversa da quella delle cartoline e delle narrazioni costruite soltanto intorno alla sua attrattività turistica. Una città fatta di patrimoni agricoli, esperienze culturali, associazioni, presìdi sociali e persone che ogni giorno lavorano per renderla più vivibile.

È una visione che prova a superare la concezione del mercato come semplice spazio commerciale. Il mercato diventa un luogo di incontro, di conoscenza, di educazione e di scambio. Un’occasione per incontrare direttamente chi produce, conoscere le stagioni, riscoprire varietà agricole spesso dimenticate e comprendere quanto le nostre scelte alimentari possano incidere sull’economia e sulla qualità della vita dei territori.

Scegliere un piccolo produttore, preferire una filiera corta, acquistare un prodotto di stagione non sono gesti marginali. Sono atti concreti di economia civile. Significa sostenere un’agricoltura che custodisce il suolo, protegge la biodiversità, valorizza il lavoro e mantiene vive le economie locali.

Napoli ha bisogno anche di questo. Ha bisogno di riscoprire il valore delle sue comunità, dei suoi luoghi, delle sue risorse e delle tante esperienze che, spesso lontano dai riflettori, costruiscono alternative concrete.

La sostenibilità, del resto, non si realizza soltanto con i grandi progetti o con le dichiarazioni solenni. Si costruisce attraverso le relazioni, le alleanze tra realtà diverse, la capacità di mettere insieme competenze e sensibilità. Si costruisce facendo incontrare un agricoltore, un’associazione, una scuola, un parco, un centro sociale e un cittadino.

I Mercati della Terra di Slow Food Napoli vogliono essere anche questo: un ponte tra mondi che hanno molto da dirsi e molto da condividere.

Perché il futuro non si coltiva soltanto nei campi. Si coltiva nelle città, nei quartieri, nei luoghi della cultura, negli spazi di solidarietà e nelle comunità che scelgono di non rassegnarsi all’idea che l’economia debba prevalere sempre sulle persone e sull’ambiente.

Tre appuntamenti, dunque, ma una sola convinzione: un altro modo di produrre, distribuire e consumare il cibo è possibile. E può cominciare proprio da Napoli, dai suoi territori e dalle sue comunità.

Il futuro, qualche volta, comincia semplicemente incontrando un produttore, assaggiando un prodotto di stagione e scoprendo che dietro quel sapore c’è un mondo che vale la pena custodire.

Perché il cibo buono, pulito e giusto per tutti non si compra soltanto: si costruisce insieme.

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