2026, Pensare globale

Gratitudine, Napoli, Europa, clima: una responsabilità che ci unisce

C’è una parola che rischiamo di dimenticare quando parliamo di clima: gratitudine. E invece è da lì che voglio partire. Da un grazie che non è formale, ma necessario.

Scrivo questo editoriale per i lettori di Green News Deal Magazine, nel mio ruolo di direttore responsabile. Non per celebrare un riconoscimento, ma per condividere un impegno.

Per il quarto anno consecutivo sono stato confermato Ambasciatore del Patto europeo per il clima dalla Commissione Europea – Direzione Generale per l’Azione per il Clima. Fa piacere, certo. Ma quello che sento davvero è il peso – e il senso – di una responsabilità. In questi anni ho camminato molto. Non è una metafora. Strade, scale, orti, margini. Ho incontrato persone che non finiscono nei report: agricoltori, attivisti, insegnanti, cittadini che resistono senza far rumore. È lì che ho capito una cosa semplice: la transizione ecologica o è giusta, o non è. È anche da questo sguardo che nasce Green News Deal: un lavoro di comunicazione che prova a spostare il punto di vista. Dare voce a chi non ce l’ha. Raccontare le periferie, non solo geografiche ma anche sociali e ambientali. Perché la crisi climatica non colpisce tutti allo stesso modo, e ignorarlo è già una scelta.

Il Patto europeo per il clima parla di azione locale. Ed è vero. Il cambiamento non scende dall’alto: cresce nei territori, nelle relazioni, nelle pratiche quotidiane. E allora provo a dirlo in modo diretto.

Alla politica: serve coraggio vero. Non quello delle parole, ma quello delle decisioni che a volte non portano consenso immediato. Pianificare città più giuste, proteggere il suolo, investire seriamente nella transizione. Il clima non è un tema tra gli altri: è il perimetro dentro cui tutti gli altri esistono.

Ai cittadini: non siamo spettatori. Le scelte quotidiane contano. Mangiare locale, ridurre gli sprechi, muoversi in modo diverso, prendersi cura dei luoghi. Non è romanticismo. È politica concreta.

Io queste cose le ho viste accadere. Nelle comunità di Slow Food, nei percorsi di Gentle Green Events, nei cammini urbani dove il paesaggio torna ad avere senso. Ho visto che un altro modo di vivere è già iniziato. Non è perfetto, ma è reale. Nei prossimi mesi voglio fare di più. Mettere in connessione chi già agisce con chi vuole iniziare. Costruire spazi, occasioni, relazioni. Tenere aperto un dialogo tra Napoli e l’Europa, tra quello che siamo e quello che potremmo diventare.

Ma dobbiamo essere onesti: non basta. Non basta fare bene. Serve fare insieme. E meglio. Perché quella climatica non è solo una crisi ambientale. È una crisi culturale. Riguarda il nostro modo di stare al mondo.

E allora sì, grazie. Ma adesso tocca a noi. Un passo ciascuno. Ma nella stessa direzione.

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