2026, Voci dai territori

Cibo come diritto, territorio come destino: l’accordo ANCI Campania–Slow Food Campania per le Food Policy locali

Domenica 17 maggio 2026, alla Villa Comunale di Castellammare di Stabia, ANCI Campania e Slow Food Campania APS firmeranno un Accordo di Convenzione per le food policy, le politiche locali del cibo in Campania. Un’intesa che punta a trasformare il diritto al cibo da principio astratto a pratica amministrativa concreta nei Comuni della regione.

Un accordo costruito nel tempo

Dietro la firma di Francesco Morra, Presidente ANCI Campania, e Patrizia Spigno, Presidente Slow Food Campania APS, c’è un lavoro diplomatico lungo e paziente che pochi vedranno ma che ha reso possibile tutto il resto. Maria Lionelli, responsabile delle Politiche Locali del Cibo per Slow Food Campania e componente del Direttivo regionale, e Luigi Carbone, Vice Presidente ANCI Campania, hanno costruito nel tempo il terreno su cui questo accordo ha potuto attecchire — traducendo reciprocamente il linguaggio del movimento e quello dell’amministrazione pubblica, mediando culture istituzionali diverse, tenendo vivo un dialogo che avrebbe potuto interrompersi.

Cosa prevede l’accordo

L’intesa nasce per incidere concretamente sui sistemi di produzione, distribuzione e accesso al cibo in Campania, riconoscendo la centralità del diritto al cibo e promuovendo esperienze di Food Policy sui territori campani. ANCI Campania porta la rete dei Comuni e la conoscenza delle comunità locali. Slow Food Campania porta decenni di lavoro tra produttori, Mercati della Terra, Presìdi e comunità del cibo.

La firma avverrà nell’ambito del Mercato della Terra Slow Food della Costiera Sorrentina — luogo simbolicamente preciso: una Food Policy già incarnata nel rapporto diretto tra produttori e consumatori.

La sfida vera: formare le macchine amministrative

La firma sarà l’inizio, non il traguardo. Le Food Policy nei Comuni non si attuano per decreto. Richiedono che le macchine amministrative locali siano formate e orientate — funzionari, uffici, procedure, strumenti di monitoraggio.

Va detto con chiarezza: nelle amministrazioni campane non mancano le persone capaci e motivate. Esistono funzionari illuminati — spesso poco visibili, spesso isolati — che già intuiscono l’importanza di queste politiche e che vorrebbero agire. Il problema non è sempre la volontà: è la mancanza di strumenti. Mancano linee guida operative, mancano modelli replicabili, manca una formazione specifica che traduca i principi delle Food Policy in atti amministrativi concreti. Queste persone rischiano di restare energie disperse, buone intenzioni senza leva.

Questo accordo può diventare esattamente quella leva — a condizione che produca strumenti reali, percorsi formativi strutturati, una rete tra Comuni che permetta di condividere esperienze e non ricominciare ogni volta da zero.

La Campania come laboratorio nazionale

La Campania ha tutte le condizioni per diventare un riferimento nazionale nelle politiche locali del cibo: densità agricola, cultura alimentare radicata, rete Slow Food capillare, biodiversità agroalimentare tra le più ricche d’Italia. Mancava l’ancoraggio istituzionale tra movimento e amministrazione pubblica. Questo accordo lo costruisce.

Una semina, non un raccolto

La tentazione, dopo una firma importante, sarà quella di celebrare come se il lavoro fosse fatto. Non lo sarà. Quello che si sta facendo è seminare — con cura, con pazienza, con la consapevolezza che i semi delle politiche alimentari impiegano tempo a germogliare.

Il vero successo di questo accordo si misurerà tra qualche anno — quando un Comune campano adotterà la sua prima Food Policy strutturata, quando una mensa scolastica sceglierà un produttore locale grazie a una procedura che prima non esisteva, quando un funzionario illuminato avrà finalmente gli strumenti per fare ciò che già sapeva andava fatto.

Quella sarà la raccolta. Per ora, seminiamo bene.

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